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Mi chiamo Sebastiano, ma per voi, come per gli amici, sono Seby.
Ho 29 anni e vivo a Sortino in provincia di Siracusa, sono un fiorista con la passione per la lettura. Ho scoperto per caso l'esistenza di questo sito, durante una ricerca in rete, e da quel momento giornalmente non perdo mai l'occasione di visitarlo: trovandoci sempre nuovi spunti per riflettere e una voce amica sempre disponibile. Sono entrato in chat per primo, forse, e da subito mi ha colpito l'ambiente di gioia che regna. Accetto volentieri l'incarico di moderatore ringraziando tonino per la fiducia... spero di non dovere usare mai i miei 'poteri' anzi sono certo che è una pura formalità il 'moderatore' date le buone intenzioni della chat. Vi aspetto per condividere qualsiasi sensazione ed emozione. Seby
| Signore da chi andremo? |
Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna! Le parole dei discepoli sono le mie parole, i miei pensieri di questi ultimi giorni. Mi consola il comprendere che spesso Dio tira le somme e ci mette dinanzi al solito bivio, al grande bivio “o con me o contro di me” e lo fa per il solo scopo di distruggere le mezze misure che invano abbiamo creato per auto-redimere qualche nostra mancanza o difetto. Tendiamo troppo spesso a modellare questa materia, a creare un metro del tutto personale ignorando l’unico grande Metro che è nelle mani del solo in grado di utilizzarlo. La redenzione non è nelle nostre mani ma siamo in possesso degli strumenti per viverla. Niente di imposto, ci lascia liberi e, ad ogni minima caduta, il Padre rinnova l’invito, ci pone davanti la scelta; se scegliamo di seguirlo allora ci rialzeremo se al contrario poniamo fiducia nelle sole nostre forze prima o poi non saremo più in grado di farlo perché dalla buca della tomba nessuno mai sarà in grado di riprenderci se non Colui che ha vinto la morte aprendo le porte del Regno. Simon Pietro ha fatto esperienza di Cristo e lo segue perché ha compreso che non può trovare altrove ciò che ha pregustato già vivendo alla sua sequela; e al di là dei suoi difetti, delle sue debolezze, e dei suoi peccati c’è un cuore totalmente convertito all’Amore. Non devo temere, dunque, quando, in preda alle angosce, mi soffermo, credo che l’importante sia partire di nuovo con piede giusto, pregando e sperando di non dover più tirare il freno e titubare sulla direzione da percorrere. La mia insicurezza, o Dio, guardala come bisogno di sincerità e di limpidezza con me stesso e con Te.
24-08-09,
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Inviato @ 25/08/2009 18.32.13 da ilventofolle@hotmail.it |
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| L'Eucaristia |

È l’unica medicina capace di sanare il male al cuore. Ormai l’ho sperimentata di persona e so quanti, immensi, benefici può darmi. Per il solo fatto che essi siano illimitati non potrei avere la presunzione di conoscerli, ma per i pochi che riesco a gustare posso ammettere che di dolcezze si tratta. Non sempre, però, riesco ad accostarmi con serenità e tranquillità d’animo, anzi al contrario, come in questi ultimi giorni, rimango nel mio posto reputandomi ancora più che mai indegno di riceverla. Eppure Lui è il Misericordioso per eccellenza, eppure il suo Corpo e il suo Sangue sono balsamo per le nostre ferite…ed io ci credo pienamente in questo, credo che in quella piccola particola ci sia il più Grande Mistero del mondo e, forse, proprio per questo, non voglio che il tutto sia un semplice incolonnarsi, un meccanico movimento della mia mandibola. Sono stanco di dover masticare con i denti, devo iniziare a mettere in moto gli artigli del mio cuore, soltanto il cuore riesce a metabolizzare la vera essenza dell’Eucaristia; ed un cuore affannato, stanco, triste non può ricevere tanto tesoro….o forse è il più degno..in quanto il più bisognoso? “Non sono i sani che hanno bisogno del medico” ….e il mio cuore non è sano, non lo sarà mai perché in continua lotta, in continuo cammino. Spero solo che non abbia in mente di fermarsi, no quello mai!
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Inviato @ 15/07/2009 19.03.44 da ilventofolle@hotmail.it |
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| Grazie Madre |
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Grazie Madre.
Pensando e rivivendo la passione di Nostro Signore forse ci limitiamo a scorgere le sofferenze e l’agonia prettamente fisiche senza riuscire ad andare oltre quelle atroci piaghe e quelle tante lacrime. Forse è giusto così o forse è lecito data la nostra natura e il limite che ci sta in essa. La vera passione, credo, sia stata quella vissuta nello spirito, da Gesù e da colei che non si è mai allontanata dalla Croce: Maria.
Nel rivivere, con gesti e tradizioni, questi momenti ci sforziamo in tutti i modi di fare nostri questi attimi racchiudendo il tutto in soli tre giorni. È lecito e giusto abbandonarsi a queste usanze, il Triduo Santo è la celebrazione centrale dell’anno liturgico, ma occorre seriamente rivalutare ogni attimo delle nostre giornate per ammirare e vivere al meglio le tante “pasque” che celebriamo inconsciamente. Non si può accettare la risurrezione di Cristo se poi a prima occasione lo facciamo morire nei nostri egoismi. La speranza della risurrezione e la certezza della rinascita devono spingerci a non perdere mai la via ed a seguirla per conseguire e condividere quel traguardo preparato per ognuno di noi. Maria non ha perso mai questa forza ed ha sperato continuamente anche dinanzi al sangue del proprio figlio, nemmeno il dolore ha spezzato quel legame che, dall’Annunciazione, ha stretto con Dio Padre. il suo Si è durato con la sua presenza accanto al figlio e ancora dura perché Lei con lo Spirito Santo ci accompagnano custodentoci. Maria è un ottimo esempio, lei la serva per eccellenza, riesce a servire fino alla fine la volontà di chi l’ha scelta, lei che celebra costantemente la pasqua riuscendo a divenire sacrificio, sopportando il dolore più grande al mondo, vedere morire il figlio; e le lacrime e lo strazio non hanno annebbiato la sua vista ma al contrario le hanno dato la visione del regno sperato. Solo in questa prospettiva è stato possibile riuscire a sopportare in silenzio questa enorme pena e lasciare che la lancia trapassasse la sua anima. È stata fedele al Padre e nel Figlio ha saputo riconoscere il Padre stesso, in lei tutto era prestabilito, la conoscenza, la sapienza e la consapevolezza di sedere, un giorno, accanto all’amato Figlio. Ha saputo resistere al terrore della lapidazione, alla sofferenza della salita al calvario, al tormento della croce vivendo nello spirito tutto ciò che il Figlio viveva nella carne. Grazie Maria perché hai saputo attendere con umiltà la risurrezione di Cristo, grazie perché, come non hai lasciato solo Gesù, così non lascerai soli noi nel momento della tribolazione. Troveremo sempre in te la Madre capace di comprendere in pieno i bisogni, le angosce, di noi figli nella prova. Grazie Maria perché ci aiuti a conoscere Cristo e, consolati dalla tua presenza, ogni nostra sofferenza sarà più leggera perché ai piedi della nostra Croce ci sarai sempre a piangere, sperare e pregare per ciascuno dei tuoi figli.
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Inviato @ 07/04/2009 17.37.03 da ilventofolle@hotmail.it |
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| Inno alla Carità |
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
(1Corinzi 13,1-13)
La nostra conoscenza è imperfetta così come la nostra capacità di profetare ed immaginare; sono destinate a perire all’incontro della Perfezione perché non hanno nessun legame con essa, così come dovrà perire il nostro corpo, che pur essendo stato creato dalla Perfezione, non è perfezione ma “somigliante” e può aspirare alla perfezione.
Se dovrà esserci questo incontro, questa unione, significa che già da ora possediamo quel pezzo da incastonare, essendo noi stessi questo pezzo? Si che lo possediamo, e abbiamo la condizione per esserlo anche se preferiamo vivere nell’imperfezione della materialità e della fisicità, vissuti solo come ostacolo e mai come mezzo. In noi è presente la Perfezione ma non la vediamo perché ne abbiamo una concezione e un immagine che non va oltre i nostri sensi. La Perfezione che è in noi si chiama Carità, una virtù che si compiace della Verità perché nella carità dimora la verità e non avrà mai fine, neanche “quando verrà ciò che è perfetto” perché sarà, proprio questo incontro, il momento della gloria in eterno.
È difficile comprenderla e viverla, non tutti siamo in grado di “vivere la carità” non tutti abbiamo il dono di saper riuscire a sondare il nostro intimo, di spogliarlo e di renderlo a Colui che tutto può, alla Fonte di ogni carità e sapienza. È estremamente difficile essere pazienti, benigni, non invidiosi, vanagloriosi, egoisti, ed indifferenti dinanzi al male ricevuto quando invece tutto ciò che ci sta intorno e il nostro rapportarci con i fratelli suscitano, in noi, reazioni opposte. Ma dal suscitare al provocare ci sta di mezzo il nostro essere, il nostro cuore e il nostro modo di vedere la Verità, di riconoscerla, e di compiacersi nella sua totale pienezza. Ecco perché la carità tutto copre, tutto spera, tutto crede e tutto sopporta, perché è intimamente generata dal “Tutto” ed attende di unirsi indissolubilmente al nostro niente e dare vita alla perfezione d’amore voluta dal Padre e attuata dal Figlio inchiodato alla croce.
Con la carità noi amiamo e quindi crediamo, e con la carità alimentiamo costantemente la speranza di giungere a destinazione: coronare questo Amore in eterno.
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Inviato @ 27/03/2009 18.31.42 da ilventofolle@hotmail.it |
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| Quando sono debole, allora sono forte |
Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte. (2Cor 12,9-10)
Nella comprensione della nostra debolezza c'è la conoscenza e l'accettazione della perfezione di Dio. Queste due nature apparentemente distanti sono segretamente vicine, legate, perchè così è stato deciso dal Padre stesso e nel loro intimo rapporto c'è un continuo scambio e un costante riciclo: la debolezza convertita in sapienza e misericordia. Si dice che la perfezione non si addice a noi umani ma soltanto a Dio ma non possiamo dimenticare che Lui stesso ha deciso di condividere la sua perfezione, la sua divinità, e di mettere in condizione, chiunque lo voglia, di aderire alla sua Verità, quasi come una fusione "non sono più io che vico ma Cristo che vive in me". Se consideriamo tutto ciò ogni nostra scusante non ha motivo d'esistere perchè nulla potrà mai ostacolare questa unione, solo la nostra volontà molto spesso animata dall'egoismo che ci porta a ricercare in ogni occasione e circostanza ciò che fa comodo. E così all'unione con Dio preferiamo nettamente la sostituzione con Dio ergendo il nostro Io come grande divinità da contemplare e glorificare. La debolezza fa largo all'arroganza che s'impone con la sua forza e la sua sete di sopraffazione quando invece si dovrebbe custodire gelosamente quella debolezza che sarà una solida base sulla quale costruire una nuova vita, un nuovo otre da riempire con la forza di Dio "quando sono debole, allora sono forte".
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Inviato @ 21/03/2009 9.40.57 da ilventofolle@hotmail.it |
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