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Riepilogo Riduci

Il blog di fiat Riduci

Antonietta.jpgMi chiamo Antonietta, sono sposata dal 1971 con Gianni e abitiamo a Pescara. La nostra famiglia, grazie a al nostro unico figlio è aumentata di numero da quando ne è entrata a far parte la sua sposa e i piccoli Giovanni, arrivato ad aprile del 2002 ed Emanuele a giugno del 2006.

Siamo operatori di Pastorale famigliare perchè ci siamo innamorati di Dio e del suo progetto sulla famiglia. I libri di carne, su cui il Signore ci ha dato il compito di rivedere la nostra storia personale e di coppia, sono loro, i figli che ci ha chiamato a generare nello Spirito. Noi, coppia sterile, stiamo sperimentando la fecondità che viene dall'aver accolto Cristo nella nostra vita, anche se con ritardo. Ho acconsentito volentieri a collaborare con questo sito e, anche se materialmente sono io che scrivo, non posso prescindere dal nostro io coniugale, che rende possibile cogliere tante occasioni di grazia.

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La parola

 

«Voi parlate quando non siete più in pace con i vostri pensieri;
E quando non potete più restare nella solitudine del vostro cuore, vivete con le labbra, e il suono è uno svago e un passatempo.
E in molte delle vostre parole il pensiero è quasi ucciso.
Perché il pensiero è un uccello leggero, che in una gabbia di parole può spiegare le ali, ma non può volare.

Vi sono quelli tra voi che cercano gli uomini loquaci per paura di restare soli.
Il silenzio della solitudine rivela a essi la loro nudità, e vorrebbero sfuggirla.
E vi sono quelli che senza consapevolezza o cognizione parlano di verità incomprese a loro stessi.
E ci sono quelli invece che hanno in sé la verità, ma non la esprimono a parole.
Nel loro petto lo spirito dimora in un silenzio pieno di armonie.
Quando per strada o in piazza vi imbattete in un amico, lasciate che lo spirito vi muova le labbra e vi guidi la lingua.
Lasciate che la voce della vostra voce parli all'orecchio del suo orecchio;
Perché la sua anima custodirà la verità del vostro cuore, come si ricorda il sapore del vino.
Quando si è dimenticato il suo colore e il bicchiere ormai non c'è più».


Kahlil Gibran


Inviato @ 02/09/2010 22.03.57 da laprimaparola@gmail.com | COMMENTI (0)


I santi

 

Già gli uomini nuovi sono sparsi in tutta la terra. Alcuni sono ancora difficilmente riconoscibili; ma altri possiamo riconoscerli. Di tanto in tanto li incontriamo.

Le loro voci e le loro facce sono diverse dalle nostre: più forti, più calme, più liete, più raggianti.

Questi uomini partono da dove i più di noi si arrestano. Sono riconoscibili, ma dobbiamo sapere cosa cercare. Non attirano l'attenzione su di sé.

Tu immagini di far loro del bene, mentre sono loro a fartene. Ti amano più di quanto ti amino gli altri uomini, ma hanno meno bisogno di te. Sembrano, di solito, avere una quantità di tempo a disposizione, e tu ti domandi da dove gli venga.

Quando abbiamo riconosciuto uno di essi, riconoscere il successsivo ci riesce molto più facile. E io sospetto molto fortemente (ma come faccio a saperlo?) che essi si riconoscano tra loro immediatamente e infallibilmente, al di là di ogni barriera di colore, sesso, classe, età, e anche dottrina.

Diventare santi è un po' come aderire a una società segreta. Per dirla in termini molto riduttivi dev'essere un gran divertimento.(C.S. Lewis)


Inviato @ 25/08/2010 9.05.54 da laprimaparola@gmail.com | COMMENTI (0)


Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19,37).

 



Così dice il Signore:
«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto.
Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito.
In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.
In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità» (.
Zc 12,10-11;13,1)
 

Quando entrai per la prima volta in quella che era la mia chiesa, non sapevo cosa avrei trovato, né subito capii l'importanza di quel gesto, l'importanza di quella parola, l'unica che mi colpì in un tardo e freddo pomeriggio invernale.
I muri bianchi e disadorni non attirarono il mio sguardo per apprezzare le opere d'arte di cui spesso le chiese sono ricolme, né mi attrasse la gente che, rada, occupava i banchi e con la quale mi mischiai, non senza pregiudizio.
Non mi distolse dai miei pensieri il loro abbigliamento, né i canti che salivano stonati dalla navata, né l'aspetto, né l'eloquio del sacerdote che celebrava la Messa.
Non fui consolata neanche dallo scambio del segno della pace, perché il mio compagno di banco nel frattempo si era assopito.
Ricordo il buio e il freddo della chiesa, ricordo le orecchie tese a non lasciarmi sfuggire una parola di tutto ciò che il sacerdote diceva, ricordo i miei occhi sgranati a riempirmi di quello scampolo di vita che bene o male veniva a popolare il mio mondo, ormai tutto vuoto e che pensavo morto per sempre, ricordo tutti i miei sensi protesi a carpire qualcosa da poter portare con me una volta che la funzione fosse finita e anche i battenti di quel luogo si fossero chiusi.
“L'uomo crede di essere Dio, ma non é Dio”.
Fu allora che il mio sguardo si posò sul crocifisso che campeggia sopra l'altare...

 


Approdata finalmente nel porto, potevo guardare il mare in tempesta e senza paura osservare le onde che si alzavano e si inabissavano, senza che un brivido freddo impietrisse le membra ed il cuore. Potevo nuotare nel mare calmo della mia Chiesa, incurante che l’acqua bagnasse i capelli, che la testa non rimanesse sospesa sopra la vita, che sola fluiva all’interno di quell’oceano che mi aveva scoperto le sue meraviglie.
Quel Dio per tanti anni cercato nei libri, nelle dispute dotte, nella profondità dei cieli infiniti, l’avevo trovato nel mio limite, finalmente accettato, nel mio consapevole bisogno d’aiuto.

 

 


Inviato @ 21/06/2010 5.42.15 da laprimaparola@gmail.com | COMMENTI (1)


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