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27/10/2008

La Terra Santa, il Libano, e in modo sempre più pressante, l’India e l’Iraq. Sono queste le quattro realtà menzionate esplicitamente nell’appello firmato dai Patriarchi e dagli arcivescovi maggiori cattolici dell'Oriente e fatto proprio dal Papa all’Angelus della solenne celebrazione conclusiva del Sinodo dei vescovi.
Cosa si chiede? Molto semplicemente “la pace nella giustizia, di cui è garanzia una reale libertà religiosa”. Un vero e proprio dramma, una “tragedia”, come ha detto il Papa, si sta consumando, in queste e in altre regioni del mondo, soprattutto nel quadrante asiatico. È il dramma della persecuzione in nome della fede, o più esattamente di un malinteso binomio fede-etnia. Di qui un accorato appello “alla comunità internazionale e agli uomini di governo perché garantiscano a livello legislativo la vera libertà religiosa nel superamento di ogni discriminazione e l’aiuto a quanti sono costretti a lasciare la propria terra per motivi religiosi”.
È una tragedia che rischia di consumarsi nel silenzio. Ecco, dunque, l’appello e le parole del Papa, che merita leggere integralmente. Bisogna che il mondo sappia la realtà di cristiani “vittime di intolleranze e di crudeli violenze, uccisi, minacciati e costretti ad abbandonare le loro case e a vagare in cerca di rifugio”.
I racconti dall’Orissa e da Mosul in particolare, dall’India e dall’Iraq, sono impressionanti, anche se molti non vogliono sapere, se il grande circo mediatico non li porta in primo piano.
C’è prima di tutto da rompere questo silenzio, quasi che il martirio dei cristiani non faccia notizia. C’è poi da riannodare il filo di una storia di secoli, che rischia di essere spazzata via da miopi folate integralistiche. C’è da riannodare il senso di una convivenza e di un storia, tanto più che le comunità cristiane “non domandano privilegi ma desiderano solo di poter continuare a vivere nel loro Paese e insieme con i loro concittadini, come hanno fatto da sempre”.
Qualcosa, però, è cambiato. Ed allora in gioco è la stessa idea di democrazia e di convivenza, messa alla prova dalla scorciatoia integralista: alle autorità civili e religiose il Papa chiede “di non risparmiare alcuno sforzo affinché la legalità e la convivenza civile siano presto ripristinate e i cittadini onesti e leali sappiano di poter contare su un’adeguata protezione da parte delle istituzioni dello Stato”.
Di più: servono anche azioni positive. Così il Papa auspica che “i responsabili civili e religiosi di tutti i Paesi, consapevoli del loro ruolo di guida e di riferimento per le popolazioni, compiano dei gesti significativi ed espliciti di amicizia e di considerazione nei confronti delle minoranze, cristiane o di altre religioni, e si facciano un punto d’onore della difesa dei loro legittimi diritti”.
Il fermo monito diventa offerta e auspicio di dialogo. Ancora una volta la Chiesa parla la lingua dell’amore. Alla comunità internazionale il compito pressante, impellente, di parlare quella della giustizia e della pace e rendere ragione ai nuovi martiri del XXI secolo: che il loro sangue non sia versato invano.

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1 commenti...

Re: PERSECUZIONI CRISTIANI

Preghiamo tutti per queste popolazioni che vivono un vero e proprio dramma.

Da Alessandra a   28/10/2008

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