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02/10/2006

Gen 2,18-24 / Sal 127 / Eb 2,9-11 / Mc 10,2-16  (forma breve: Mc 10,2-12)

Una Buona Notizia per i piccoli

Bella questa scena di Gesù coi bambini, e importante l'insegnamento. Per coglierlo occorre però sgombrare il campo da almeno due equivoci che, in tema di bambini, rischiano di fuorviarci.
Il primo è pensare al bambino come l'esemplare dell'innocenza.
Gesù direbbe, allora, che per entrare nel Regno occorre essere innocenti, senza colpa; cosa che contraddice una serie di affermazioni evangeliche. No, Gesù non ci propone il bambino come modello di innocenza. Tra l'altro questo sarebbe tutto da dimostrare, perché che il bambino ha in sé il germe del male, che già si manifesta in lui, sia pure in modo proporzionato all'età.
Il secondo scoglio da evitare è partire dalla considerazione di cui oggi il bambino gode nella percezione comune. Generalmente egli è in pratica il re della famiglia, e tutto è al suo servizio.
Nella società antica il bambino era al contrario una persona insignificante e senza peso, e proprio qui sta il punto: Gesù lo prende come esemplare del povero, di colui che non conta, non ha potere, ricchezza, considerazione, di colui che è debole e indifeso. Ecco perché il bambino diventa qui l'emblema del discepolo, chiamato ad essere povero in ispirito. Egli è cosciente della propria indigenza e dipendenza da Dio a tutti i livelli; supera la tentazione dell'autosufficienza e si lascia amare, si lascia servire da Dio, accogliendo in tal modo il suo amore. Il suo sguardo non è rivolto a sé, ma a Dio, ed è capace - come la Vergine - di ammirarne le opere, che trova meravigliose, e di esaltarsi per la gratuità e la bellezza del suo amore.
Ecco, per godere - ora e dopo questa vita - del Regno di Dio, dobbiamo accoglierlo così: nella povertà, nell'umiltà, nella lode, nella fiducia.
Quale contrasto con i farisei, che invece cercano di mettere alla prova Gesù! È l'atteggiamento opposto, di chi, forte e ricco delle proprie risorse, chiama Dio al proprio tribunale, per verificarne la consonanza con le proprie visuali e certezze - già inappellabilmente costituite -.
Questo vale anche a proposito del matrimonio. Il discorso di Gesù sulla definitività della comunità personale che si viene a costituire col matrimonio ("una sola carne") non si può accogliere finché non si rinunzia alle proprie visuali, influenzate dalla durezza del nostro cuore, e si accoglie - come bambini - un progetto infinitamente bello, che però ci supera da ogni parte: quello dell'amore che non finisce. È il Vangelo dell'amore coniugale, la buona notizia per gli sposi: l'amore può vincere tutto, è questo il progetto del Creatore.
Il Signore ci dia la fede e la speranza dei piccoli per accogliere nella vita il suo progetto su di noi e sull'amore.

don Marco Pratesi
http://zabaione.blog.excite.it/

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