E’ una riflessione straordinaria, una confessione da parte di Paolo VI che parlando della chiesa dice cosi:
“Prego pertanto il Signore che mi dia grazia di fare della mia prossima morte dono d’amore alla chiesa. Potrei dire che sempre l’ho amata, fu il suo amore che mi trasse fuori dal mio gretto e selvatico egoismo e riavviò al suo servizio, e che per essa non per altro mi pare dì avere vissuto. Ma vorrei che la chiesa lo sapesse e che io avessi la forza di dirglielo come una confidenza del cuore che solo all’estremo momento della vita si ha il coraggio di fare. Vorrei finalmente comprenderla tutta nella sua storia, nel suo disegno divino, vorrei comprenderla nel suo destino finale. Vorrei comprenderla nella sua complessa totale e unitaria composizione. Vorrei comprenderla nella sua umana e imperfetta consistenza. Vorrei comprenderla nelle sue sciagure e sofferenze. Nelle debolezze e nelle miserie di tanti suoi figli, nei suoi aspetti meno simpatici. Però vorrei comprenderla anche nel suo sforzo perenne di fedeltà di amore di perfezione e di carità. “Corpo mistico di cristo”. Vorrei abbracciarla, salutarla, amarla in ogni essere che la compone, in ogni vescovo e sacerdote che l’assiste e la guida, in ogni anima che la vive e la illustra. Vorrei benedirla anche perché non la lascio. Non esco da lei, ma più e meglio con essa mi unisco e mi confondo. La morte è un progresso nella comunione dei santi.
E’ alla chiesa cui tutto devo e che fu mia che dirò? Le benedizioni di Dio siano sopra di te, abbi coscienza della tua natura, abbi coscienza della tua missione, abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità. (Paolo VI)