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10/09/2006

Is 50,5-9 / Sal 115 / Giac 2,14-18 / Mc 8,27-35

Scartare questo Salvatore?

Il Vangelo di Marco è strutturato in due parti. La prima, dopo una serie di interrogativi su "chi è Gesù?", culmina nella
risposta di Pietro che abbiamo ascoltato: "Tu sei il Cristo, il Messia". La seconda ci porterà sotto la croce quando un pagano, il centurione, affermerà: "Quest'uomo era Figlio di Dio".
Col brano odierno siamo quindi allo spartiacque del Vangelo di Marco. Fino ad ora si trattava di capire che Gesù non è semplicemente uno dei profeti, uno dei personaggi della tradizione biblica (come pensa la gente): egli è unico, ed è proprio il Messia. Da ora in poi si tratta di capire che egli non è però un Messia umanamente potente e vittorioso, ma rifiutato e crocifisso.
Gli Ebrei aspettavano un Messia che riportasse Israele all'indipendenza politica e alla potenza economica e militare; e
anche tra gli apostoli c'era un po' questa speranza di un Messia forte e glorioso. Ecco perché quando Pietro esprime la fede dei discepoli, Gesù stranamente risponde: "non dite a nessuno che io sono il Messia". Gesù non vuole essere strumentalizzato.
Si strumentalizza qualcuno quando si fa di lui uno strumento dei nostri progetti. Gesù non vuole essere lo strumento dei progetti della gente, dei vari poteri, neanche dei discepoli. Per questo reagisce duramente contro Pietro e la sua pretesa di dettargli il modo in cui deve fare il Messia: Pietro deve essere discepolo di Gesù e non suo maestro, deve camminargli dietro ("vai indietro", v. 33) e non davanti, seguirlo e non precederlo.
Questa incomprensione tra uomo e Dio è di sempre: si è cercato in tanti modi di mettere Dio e Gesù a servizio della propria causa, legittimata nel nome di Dio.
Non molto tempo fa si è voluto fare di Gesù un rivoluzionario e un guerrigliero. Oggi se ne fa un dispensatore di benessere e un sapiente maestro di "autorealizzazione".
Ancora una volta proiettiamo noi stessi su di lui, ne facciamo l'esecutore dei nostri desideri. Ma deve essere il contrario: non Gesù strumento dei nostri progetti, ma noi che diventiamo strumento del progetto di Dio.
Gesù si è messo al servizio del Padre e di nessun altro, e così ha fatalmente deluso le attese di molti. È andato contro quelli che proiettavano su lui le loro speranze di gloria e di potenza, e tutti costoro (il potere religioso e politico, la gente, i suoi stessi discepoli) lo hanno spedito, in vario modo, sulla croce, come salvatore inconcludente e pietra da scartare.
Gesù è lucidamente consapevole di questo, e aggiunge un altro elemento importante: chi lo segue deve essere disponibile alla medesima sorte. Tutti coloro che si mettono nella sua stessa posizione di alternativa al mondo e alle sue salvezze, saranno in qualche modo mandati alla croce. Ecco perché "guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché i padri loro facevano lo stesso coi falsi profeti" (Lc 6,26). Il falso profeta dice quanto è gradito, quanto corrisponde alle attese.
Il cristiano, come Gesù, non cerca la croce fine a se stessa, egli vuole la vita; ma vuole trovare la vita mettendosi a servizio di Dio e del suo regno, e questo significa perderla.
A ognuno di noi sta la scelta: seguire Gesù o precederlo, accogliere la croce o respingerla, servire Dio o servirsi di Dio. In ultima analisi: vivere o morire.

don Marco Pratesi
http://zabaione.blog.excite.it/

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