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03/09/2006

Is 35,4-7a / Sal 146 / Gc 2,1-5 / Mc 7,31-37

Il gemito di Dio

Marco ci racconta un altro miracolo compiuto da Gesù. Esso, come sempre, ci dice che è arrivato il Regno di Dio e che cosa è questo Regno.
Prima di guarire Gesù "emette un sospiro", o un gemito (v. 34): di fronte alla creatura sciupata, rappresentata qui dal sordomuto, egli sente il fremito della compassione e il desiderio intenso della sua liberazione dal male. "Liberaci dal male e venga il tuo Regno", geme il Signore. Egli dà voce al lamento di tutta la creazione "che fino ad ora geme insieme ed è in travaglio" (Rm 8,22; cf. 2Cor 5,2-4), anelando alla liberazione dalla precarietà e dalla morte. E lo Spirito di Cristo, dentro i suoi discepoli, "intercede con sospiri ineffabili" (Rm 8,26). Tutto si protende verso il "Regno di Dio", la creazione ricondotta alla sua bontà originaria e nuovamente veicolo di benedizione, vita e salvezza. L'oracolo di Isaia (35,1-10, I lettura) lo prefigura e il miracolo di Gesù ne è caparra.
Questo miracolo ci dice ancora qualcosa di importante a proposito della salvezza portata da Cristo: essa restaura l'uomo nella sua capacità di ascoltare e di parlare.
Prima di tutto con Dio. Questo dialogo avviene in molti modi, ma è fondamentale quello che ci ricorda il concilio: la lettura orante della Scrittura. In essa le due cose si realizzano insieme: "affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l'uomo, la lettura della Sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera; poiché 'gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo le verità diviné (s. Ambrogio)" (Dei Verbum 25). È quanto avviene anche nella Messa: ascoltiamo le letture e poi rispondiamo ad esse con la preghiera dei fedeli (che fa ancora parte della liturgia della Parola).
Questa capacità di dialogo con Dio restaura e potenzia nello stesso tempo la nostra capacità di dialogo con gli altri; possiamo anzi verificare l'autenticità del nostro rapporto col Signore proprio a partire dalla capacità di dialogo coi fratelli. Lo Spirito Santo fortifica la nostra capacità di comunione personale, sia con Dio che con gli altri.
In fondo, ascoltare Dio e la sua Parola significa captare il gemito e il sospiro dello Spirito e di Cristo, intensamente
protesi verso la salvezza della creazione tutta.
Parlare a Dio e pregarlo significa fare nostro e riesprimere al Padre questo stresso gemito e questo desiderio vivo, col quale si conclude l'intera Scrittura: "lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni! E chi ode dica: Vieni!" (Ap 22,17).

don Marco Pratesi
http://zabaione.blog.excite.it/

Parole Nuove - http://www.qumran2.net/parolenuove/

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