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Dalle missioni alle processioni divine. Riduci

Abbiamo visto finora che nei Concili precedenti si è preoccupati di definire la fede nella Chiesa dove si professa la divinità del Figlio e dello Spirito, che sono un solo Dio con il Padre. La successiva riflessione della Chiesa verte invece sull’onnipresenza di Dio. questo crea dei problemi e pone la domanda: “Come può colui che è onnipotente essere inviato in un luogo particolare?”. S. Agostino risponde a questa domanda affermando che la missione deve essere intesa come manifestazione, l’essere presente di Dio.

Attraverso queste diverse missioni vengono mostrate le diverse persone divine. Per cui il Padre ha mandato il Figlio, il Figlio è mandato e manda, e lo Spirito è mandato ma non manda.

Con ciò si ha la visibilizzazione o manifestazione nel tempo delle persone divine per attuare il piano di salvezza in modo libero, personale e qualificato. Di conseguenza è attraverso la missione che conosciamo l’unità e la distinzione in Dio.

Queste missioni però, ci rimandano all’origine in Dio del Figlio e dello Spirito e quindi alla generazione del Figlio e alla processione dello Spirito.

 

Le processioni divine.

 

San Tommaso detto l’Angelo, dice che ogni processione presuppone l’azione di Dio. per cui San Tommaso rileva in Dio che non tutte le azioni divine hanno il loro effetto all’esterno, cioè sono (azioni ad intra) è fondamentale per la fede cristiana riguardo al discorso in Dio Uno e Trino.

Dio che ha in se la pienezza di vita e quindi non ha bisogno della creazione.

Per quanto riguarda la processione nella teologia latina si parla di generazione del Figlio e processione o spirazione dello Spirito, mentre nella teologia ortodossa fanno una chiara distinzione tra generazione del Figlio e processione dello Spirito, ciò sembrerebbe corretto in quanto in Dio tutto è unico e irripetibile. Però secondo la tradizione occidentale si è sempre intesa la processione in senso lato, quindi sia per lo Spirito che per il Figlio perché hanno la loro ragione d’essere nel padre. Però le missioni del Figlio e dello Spirito hanno caratteristiche diverse anche se usiamo lo stesso termine (mandare), in definitiva possiamo dire che la generazione del Figlio e la processione dello Spirito sono l’espressione della vita e della fecondità interna del Dio Uno e Trino.

Con Agostino per accostarci al Mistero della fecondità interna della vita divina, dobbiamo usare il paragone della vita interiore della mente umana, cose che non fa la teologia orientale, che tende a mettere in risalto la trascendenza e il Mistero del Dio Uno e Trino.

 

Le processioni divine e analogia della mente umana: Agostino e Tommaso.

Agostino non parte dall’uomo per arrivare a Dio, ma vuole studiare questo mistero alla luce dell’immagine divina che il Creatore ha impresso nell’animo umano.

Per spiegare ciò parte da Gn. 1,26-2,7. Facendo riferimento a questo brano dice che nell’anima umana c’è la triade che è mente, amore, conoscenza o memoria, intelligenza, volontà. Ma l’uomo per essere veramente ad immagine e somiglianza di Dio, deve non solo conoscere e amare se stesso, ma conoscere e amare Dio, perché nella misura in cui ama e conosce Dio partecipa alla sapienza propria di Dio.

Agostino dice ancora che Dio genera il suo Verbo senza che si separi da lui, quindi non c’è separazione, è uguale a lui, il Figlio sta in rapporto. Noi possiamo vedere l’unione tra Padre e Figlio così come la Parola nasce in noi e non ci separiamo da essa.

Questo per quanto riguarda il Verbo. Per quanto riguarda lo Spirito, la relazione o processione è legata all’operazione della Volontà e dell’Amore, in quanto segue alla conoscenza. Però questo non significa che il Verbo di Dio e il nostro parlare possono essere paragonati.

 

Tommaso d’Aquino. In epoca medievale sviluppa la teologia della processione, il Verbo secondo l’operazione dell’intelletto presuppone che nella processione divina si ha un’azione che non ha un oggetto esteriore, ma che rimane nell’agente stesso.

Tommaso fa l’esempio dell’intelletto, la cui azione è comprendere, quindi rimane in colui che comprende, per cui l’azione intesa nella processione divina rimane nell’agente stesso.

La processione del Verbo la chiamiamo generazione perché avviene come un’azione intelligibile. La concezione dell’intelletto è la somiglianza della cosa oggetto dell’intellezione, e questo processo si ha in Dio, in quanto comprendere ed essere equivalgono, inoltre Tommaso riferito alla processione del Verbo dice che la processione secondo l’operazione dell’intelletto avviene sulla base della somiglianza e quindi che genera, genera il proprio simile. Invece per quanto riguarda lo Spirito Santo, la processione avviene secondo l’operazione della Volontà o dell’Amore che non avviene sulla base della somiglianza, perché nella volontà non c’è somiglianza, allora lo Spirito non è generato sennò ci sarebbero due Figli. Però la seconda processione presuppone la prima, infatti la processione dello Spirito Santo va vista in unione a quella del Verbo, ma pur nella differenziazione queste sono le uniche due processioni che si hanno in Dio, perché solamente il comprendere e l’amore sono le uniche azioni che restano nell’agente.

 

Le processioni divine e l’amore interpersonale: Riccardo da San Vittore.

Riccardo da san Vittore segue il filone dell’amore interpersonale per esprimere la ricchezza della vita divina.

 

Le relazioni divine.

Nell’ambito della teologia trinitaria dobbiamo sviluppare anche il tema delle relazioni in Dio che derivano dalle processioni, in quanto noi quando diciamo Padre, Figlio, Spirito Santo già indichiamo un ordine nel procedere e sottintendiamo una relazione, quindi, punto di partenza sono la generazione del Figlio e la sapienza dello Spirito Santo, ricordando che il Padre e il Figlio hanno la stessa sostanza e che i nomi non indicano una sostanza diversa, ma in relazione.


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