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«A voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.»
| Matteo 13,10-17 - Giovedi 24 luglio 2008 |
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In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: “Perché parli loro in parabole?”. Egli rispose: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: “Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani”. Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!”.
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Posted @ 7/24/2008 8:25:06 AM by info@unfrancescano.net |
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Garanzia di stabilità e fecondità nel matrimonio
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La terra promessa ad Abramo e alla sua discendenza comincia con un piccolo pezzo di terra, a Canaan, chiesto agli Ittiti, per costruirvi un sepolcro, dove seppellire Sara. Abramo ne aveva fatta di strada da Ur, la terra dei due fiumi, la terra fertile, dove aveva lasciato tutte le sue sicurezze... per ottenere cosa? Un sepolcro. Si entra nel regno di Dio attraverso una morte, ma non ci si può fermare a piangere un passato che non ritorna. Bisogna guardare oltre e cercare in quel passato ciò che ci aiuta a dare vita ad una terra straniera, ad un luogo di lutto, di pianto e di morte. Ed ecco la richiesta, apparentemente incomprensibile di Abramo al suo servo, perchè torni nel luogo da cui è partito, a prendere la donna con cui suo figlio, Isacco, dovrà rendere feconda la terra promessa. Rebecca, la sposa, venuta da lontano, è quella con la quale Isacco avrebbe potuto dare vita a quel luogo, perchè anche lei, aveva imparato fin da piccola a mettere Dio al primo posto, dalla sua famiglia. La condivisione di un valore così importante fa sì che un matrimonio sia benedetto da Dio e non rimanga sterile. (fiat)

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Sulla sorte di Eluana, da 16 anni in coma irreversibile, è scontro totale: tutti contro tutti. Le posizioni delle parti sono inconciliabili. Da un lato la famiglia della ragazza che ha deciso di staccare la spina, dall'altro la magistratura inquirente potrebbe intervenire per bloccare tutto. C'è tanta preoccupazione per la Chiesa e per tutto il mondo cattolico che il caso Eluana spiani la strada all'eutanasia di stato. Noi non vogliamo fare un dibattitto e tanto meno fare polemiche, ma la vita non dipende da un'interruttore accendi o spegni. Noi sappiamo che ci sono stati casi di risveglio dal coma anche dopo 16 anni, noi volgiamo pregare questo si, non chiediamo nulla di male anzi, vogliamo pregare questo è lecito, ricordando una serie di parole del nostro Amatissimo Salvatore che ci ha lasciato nei vangeli. Dove sono riuniti due o tre nel mio nome io sarò in mezzo a loro - Se due o tre si accorderanno per chiedere qualcosa nel mio nome io la concederò - Chiedete ed otterrete cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto, vi invito fratelli e sorelle a pregare per Eluana fiduciosi nelle parole del nostro Re, che ha risuscitato dai morti il suo amico Lazzaro. (fernandolio)

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“Pensiero alla morte”. Paolo VI
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E’ una riflessione straordinaria, una confessione da parte di Paolo VI che parlando della chiesa dice cosi:
“Prego pertanto il Signore che mi dia grazia di fare della mia prossima morte dono d’amore alla chiesa. Potrei dire che sempre l’ho amata, fu il suo amore che mi trasse fuori dal mio gretto e selvatico egoismo e riavviò al suo servizio, e che per essa non per altro mi pare dì avere vissuto. Ma vorrei che la chiesa lo sapesse e che io avessi la forza di dirglielo come una confidenza del cuore che solo all’estremo momento della vita si ha il coraggio di fare. Vorrei finalmente comprenderla tutta nella sua storia, nel suo disegno divino, vorrei comprenderla nel suo destino finale. Vorrei comprenderla nella sua complessa totale e unitaria composizione. Vorrei comprenderla nella sua umana e imperfetta consistenza. Vorrei comprenderla nelle sue sciagure e sofferenze. Nelle debolezze e nelle miserie di tanti suoi figli, nei suoi aspetti meno simpatici. Però vorrei comprenderla anche nel suo sforzo perenne di fedeltà di amore di perfezione e di carità. “Corpo mistico di cristo”. Vorrei abbracciarla, salutarla, amarla in ogni essere che la compone, in ogni vescovo e sacerdote che l’assiste e la guida, in ogni anima che la vive e la illustra. Vorrei benedirla anche perché non la lascio. Non esco da lei, ma più e meglio con essa mi unisco e mi confondo. La morte è un progresso nella comunione dei santi.
E’ alla chiesa cui tutto devo e che fu mia che dirò? Le benedizioni di Dio siano sopra di te, abbi coscienza della tua natura, abbi coscienza della tua missione, abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità. (Paolo VI)

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